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RECENSIONE: La Bambina Numero Otto di Kim van Alkemade

Buongiorno Lettori.
Ed eccomi nuovamente insieme a voi per condividere pensieri e considerazioni di un romanzo che ho semplicemente amato dalla prima all'ultima riga.
La bambina numero otto è un romanzo che scorre veloce ed impetuoso come un fiume in piena; stare al suo ritmo è emozionante e divorarlo, credetemi, è l'unica soluzione possibile!
Ringrazio BookMe e la DeAgostini per avermi inviato una copia.

New York. Anni Cinquanta.
Per Rachel, infermiera dalla vita regolare e solitaria, il passato è un buco nero dal quale è riuscita a fuggire per miracolo.
Quando però incontra Mildred Solomon, anziana paziente senza più speranza di guarigione, d'un tratto qualcosa ne suo subconscio si slaccia, i ricordi rimossi tornano a galla, prendono il sopravvento. Perchè Rachel e la Dottoressa Solomon, come la donna vuole essere chiamata, si sono già conosciute tanto tempo fa, quando Rachel non era ancora Rachel, ma solo una bambina numero otto, orfana di pochi anni affidata a un istituto nel Lower East Side di Manhattan. 

Ma chi è veramente la dottoressa Solomon? La madre surrogata che si prendeva cura degli sfortunati organi - unico raggio di luce nella tormentata esistenza della piccola Rachel - o una donna fredda e cinica, votata alle proprie ambizioni e pronta a tutto nel nome della scienza?
Solo chiamando a raccolta i fantasmi della memoria, Rachel potrà trovare le risposte di cui ha bisogno e diventare finalmente padrona del proprio destino.
Storia: 5 | Personaggi: 4.5 | Stile: 4 | Copertina: 5

Quando ho deciso di leggere La bambina numero otto non mi aspettavo minimamente di finire travolta da un vortice di emozioni contrastanti, disarmanti e semplicemente incomprensibili. 
Il romanzo d'esordio di Kim van Alkemade è un romanzo sicuramente d'impatto ispirato a fatti realmente accaduti in grado di fondere perfettamente realtà e fantasia in un mix che si presenta al lettore come un pugno improvviso dritto allo bocca dello stomaco, dove il naturale contraccolpo è forse la parte più difficile da elaborare e sopportare.
Il libro si caratterizza per la presenza alternata di due distinti piani temporali che raccontano ed analizzano rispettivamente l'infanzia e la turbolente adolescenza di Rachel Rabinowitz insieme al suo complesso presente fatto di un lavoro che ama, di una vita privata che è costretta a tenere segreta, di domande a cui ancora non riesce a trovare risposta e di pensieri che occupano prepotentemente ogni attimo della sua apparente ordinaria vita. 
La storia della bambina numero otto inizia nel 1919 quando, a seguito di una drammatica tragedia familiare, Rachel e il fratello Sam vengono affidati ai servizi sociali che, non riuscendo a trovare una famiglia che possa prendere entrambi in affidamento, decidono per l'unica soluzione perseguibile ovvero la loro temporanea separazione. Allora, la piccola Rachel viene affidata ad un brefotrofio ebraico che segnerà la sua vita irrimediabilmente; quello che avrebbe dovuto rivelarsi come un luogo sicuro e di passaggio in attesa di riabbracciare l'amato fratello, si trasforma in un vero e proprio teatro di inumani e terribili esperimenti condotti su bambini assolutamente sani - considerati alla stregua di impotenti e silenziose cavie, contrassegnati da uno sterile numero progressivo - ma sacrificati alla scienza in ragione di un incerto ed imprevedibile progresso condotto da medici senza alcuno scrupolo morale ed etico. La massiccia ed invadente esposizione ai raggi X condizioneranno irrimediabilmente la vita di Rachel che sarà sempre costretta a proteggersi contro le angherie dei suoi compagni e a fuggire dagli sguardi compassionevoli e pietosi del prossimo!
Come protagonista inconsapevole di un sadico gioco del destino, molti anni più tardi - esattamente nell'anno 1954 in cui vengono ambientati i capitoli dedicati alla Rachel oramai adulta e professionista affermata - si troverà a dover affrontare i fantasmi di un passato che credeva oramai dimenticato e che, invece, il viso della dottoressa Mildred Solomon - nuova paziente dell'ospizio in cui lavora - insieme alla totale mancanza di quell'umano senso di colpa per  ciò che il suo egoistico desiderio di primeggiare le ha causato, porterà ogni taciuta emozione prepotentemente a galla.

« Mi resi conto che la notte era pericolosa, non tanto per l'oscurità quanto per l'indifferenza. Eravamo abituati a ignorare le azioni che venivano commesse di notte, al riparo delle tenebre, come se tutti fossimo d'accordo nel volgere lo sguardo altrove.. » 

Ed insieme alle contrastanti emozioni viene alla luce una verità che Rachel non aveva mai compreso o che, forse, non aveva mai voluto accettare: quella donna il cui affetto da bambina bramava più di ogni altra cosa, non era altro che l'artefice del suo dolore più profondo; una donna priva di remore che non l'aveva considerata altro che un numero, un perfetto materiale umano per i suoi vili ed infruttuosi esperimenti. Ora le parti risultano invertite. Ora è Rachel a tenere le redini del suo destino. 
Il suo unico desiderio è sentire pronunciare da quella bocca parole di supplica, di perdono, di pentimento per tutto quel gratuito dolore che certo non si meritava e che ora tornata nella sua vita come un'improvvisa sentenza di morte; in poco tempo, Rachel si rende conto di camminare sopra una linea invisibile e precaria. Quella linea che divide vittima e carnefice. Quel confine che separa l'umana pietà dalla pura vendetta.

« Fino a una settimana prima ero convinta che le persone si dividessero in due gruppi, coloro che infliggevano dolore e coloro che erano destinate a soffrire.. »

Non sapevo nemmeno cosa fosse un brefotrofio quando ho iniziato a leggere questo romanzo. Nè tanto meno potevo immaginare i meschini esperimenti condotti su soggetti inermi, incoscienti e vulnerabili come sono i bambini di quell'età. Leggere La bambina numero otto è stata una presa di coscienza, un approcciarsi lento alla realtà ed un dolore profondo che è molto difficile trasformare in parole. Un romanzo sì di fantasia, ma che ci poggia su reali fondamenti di un passato poi non troppo lontano: fino a che punto l'uomo è capace di spingersi per raggiungere un proprio personale rendiconto? E' stata davvero la scienza a condurre la dottoressa Solomon in questo puerile cammino o c'è forse di mezzo un chiaro ed egoistico rendiconto personale? E' veramente tutto giustificabile e sacrificabile alla scienza?
Attraverso un romanzo potente e complesso, ma che scorre fluido grazie allo stile linguistico diretto e ritmico della sua autrice vengono alzate a gran voce domande etiche che non sarei nemmeno in grado di formulare adeguatamente, figuriamoci nel trovare loro un'esaustiva risposta. Ma forse è proprio questo uno dei punti di forza di La bambina numero otto. Quell'umana curiosità e desiderio di conoscenza che lascia nel suo lettore fino alla sua ultima pagina. 
Un libro che scorre veloce tra le mani anche grazie alla precisione e alla scrupolosa attenzione riservata dalla scrittrice ad ogni più piccolo aspetto e ad ogni più silenziosa sfaccettatura della sua affascinante protagonista. Rachel è una donna che ha sofferto per tutta la sua vita, ma che non si lascia abbattere, mai! Riesce a sopravvivere alla morte della madre e all'abbandono del padre; riesce a combattere contro ogni singola difficoltà che il destino pone lungo il suo controverso cammino. E' una donna forte. Indipendente. Una donna che lotta fino allo stremo delle sue forze per avere quello che la vita le ha tolto e che mai le ha pienamente restituito: una famiglia!
Ho amato questo romanzo in ogni sua parte. 
Nei numerosi riferimenti storici che permettono al lettore di avere un chiaro punto di riferimento nei continui salti temporali che lo caratterizzano. Nella forza e nella potenza che sprigiona, pagina dopo pagina, grazie a quel ritmo costante ed avvincente; attraverso uno stile ben riconoscibile e delineato che permette una lettura chiara e scorrevole, mai pesante o ripetitiva. 

Ecco perchè vi consiglio La Bambina Numero Otto. 
Perchè è quel genere di romanzo in grado di avvicinarsi ed ammaliare ogni tipo di lettore. Se amate il genere storico o se desiderate immergervi completamente in una storia che non ha nulla di semplice o scontato; se siete alla ricerca di un libro che metta alla prova la vostra naturale curiosità o se ancora preferite scavare più nel profondo ed approfondire tematiche complesse e controverse, questo è decisamente il romanzo che fa per voi! 

Il mio punto di vista su questa lettura mi sembra che sia abbastanza chiaro ed inequivocabile, ora, Lettori, sono curiosa di conoscere il vostro parere in proposito.
Vi aspetto nei commenti..
Cristina

4 commenti

  1. Devo iniziare a leggerlo e in tutta onestà ti dico che per questo motivo non ho letto per intero la tua recensione, non voglio farmi influenzare e non voglio conoscere i particolari della storia, ma la curiosità di sapere cosa ne pensavi era tanta...quindi sguardo veloce e rinnovata voglia di iniziarlo presto!

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    1. Sono comunque felice di leggere che cercavi la mia opinione.. una volta letto di accorgerai che comunque le parti più salienti del romanzo le ho ovviamente taciute, ma capisco benissimo la tua scelta. Solitamente non leggo mai in toto le recensioni prima di avventurarmi in una nuova lettura..

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  2. Ciao Cristina! Sono capitata qui per caso attraverso una serie di blog che seguiamo entrambe e mi sono imbattuta in questa bellissima recensione, tra l'altro di un libro che ho adocchiato da tempo! Che dire? Mi hai convinta ancora di più! Complimenti anche per il tuo blog davvero carino e accogliente. A presto, Anna ;)

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