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RECENSIONE : Il Rituale del Male di Jean-Christophe Grangé - Garzanti

Buongiorno Silenziosi Lettori! 
Con il Natale che sta per fare capolino dietro l'angolo, anche io voglio lasciarvi qualche regalo sotto l'Albero, prima di mettere Leggere in Silenzio in pausa per godere di qualche giorno di meritato relax.
Dai, ce lo siamo meritati non credete? Infatti, in pieno spirito Grinch, riesco finalmente a condividere con voi una recensione che bolliva da un po' in pentola; sto parlando di Il Rituale del Male di Jean-Christophe Grangé edito Garzanti. Un thriller che non è un thriller, tante pagine e poch emozioni per un romanzo con troppa carne al fuoco che non mi ha convinto fino in fondo!

Prezzo: 19.90€ | Pagine: 732
L’aria è malvagia sull' isola di Sirling, al largo della costa bretone, dove il comandante Erwan Morvan si trova a indagare sull'orribile delitto di un cadetto militare. Suo padre è un uomo potente, che ha fatto fortuna in Africa e ora manovra tra le quinte le leve della polizia francese: è quel Grégoire Morvan famoso per aver fermato il killer chiamato l’Uomo Chiodo. E adesso, mentre le vittime si moltiplicano e gli indizi si fanno via via più evanescenti, dopo trent'anni il fantasma dell’Uomo Chiodo torna a braccare i Morvan, minacciando il buon nome di una famiglia in apparenza inattaccabile. L’indagine costringe Erwan sulle tracce delle più oscure gesta di suo padre, in una corsa sfrenata per salvare chi ama, lontano dalla Francia, fin nel cuore del Congo oscuro e sanguinoso che ha tenuto a battesimo la sua esistenza...

Storia: 3 | Personaggi: 3 | Stile: 3 | Copertina: 4

Forse una delle poche certezze di cui vado profondamente fiera e altrettanto sicura è l’amore per la lettura, il piacere profondo che sento sprigionare dentro di me quando mi abbandono letteralmente alla storia, ai suoi personaggi, ai suoi colpi di scena, inebriata dai particolari, intensi e sfuggevoli; particolari che sono chiamata a cogliere, afferrare e comprendere spinta da quell'indomabile curiosità e quella invincibile sete di sapere che mi spinge a divorare quelle pagine, capitolo dopo capitolo!
Ora capirete la mia difficoltà nel mettere in parole tutto quello che per me è mancato durante la lettura di Il Rituale del Male di Jean-Christophe Grangé. Quando mi si è presentata la possibilità di leggere il nuovo romanzo di “ colui che ha stravolto i confini ordinari del thriller europeo ” – devo essere sincera con voi! – sono letteralmente partita in quarta: la copertina era esaltante, la trama apparentemente intensa e promettente, poi il titolo… il titolo racchiudeva in sé quel pizzico di doverosa ed enigmatica oscurità che ogni thriller che si rispetti deve inevitabilmente condurre sulla sua scia.
In poche parole, sono stata narrativamente sedotta e abbandonata!

« Morvan conosceva le regole. Non le aveva mai dimenticate. Il corpo feticcio doveva essere purificato per facilitare il passaggio dell’energia attivata dalle centinaia di chiodi. Sapeva anche che, secondo la tradizione africana, quella cavità conteneva senz'altro ciocche di capelli e unghie appartenenti alla persona da proteggere o alla quale si voleva fare una fattura. In questo caso, alla vittima successiva. Era una delle caratteristiche dell’Uomo Chiodo: trasformava un rituale sacro in un rebus perverso! »

Badiamo bene, non è tutto da buttare in questo romanzo. 
A dispetto delle sue 750 pagine, Il Rituale del Male presenta una base solida e intrigante che si affaccia sulla soglia di un mistero affascinante e magnetico sotto alcuni punti di vista che non devono essere dati mai per scontati, ma, a parer mio e come tale totalmente sindacabile, mi sento di dire che quella stessa promettente base non è stata sviluppata nel modo migliore! 
Innanzitutto, parlando sempre da un punto meramente soggettivo, Il Rituale del Male non credo si possa far letteralmente rientrare nel genere thriller; mancano dei particolari, manca l’enfasi, mancano quei colpi di scena assoluti ed imprevedibili, capaci di lasciare il lettore senza fiato! Mi sentirei di catalogare questo romanzo come un sofisticato e ben strutturato racconto poliziesco, un giallo nel senso più letterale del termine perché di questo sostanzialmente si tratta: indagini poliziesche!
Da amante appassionata e fedele del thriller, abituata a divorare con animalesca bramosia gli appartenenti al genere considerato, mi sono trovata in difficoltà nel leggere e proseguire con naturalezza lungo determinate parti del romanzo; ho trovato alcune scelte stilistiche decisamente forzate e inutili al fine stesso della trama, altre, invece, semplicemente senza fondamento, come messe lì semplicemente per fare numero. Questo ha indubbiamente recato danno al ritmo, appesantendolo di elementi, dati e particolari che rischiavano pericolosamente di distogliere l’attenzione del lettore dal punto focale ed essenziale della trama! Ripeto, sono fermamente convinta che 200-250 pagine in meno avrebbero giovato alla fluidità della lettura, impedendo al lettore medio di sentirsi quasi ingolfato durante la narrazione, non aiutato da uno stile linguistico a mio avviso eccessivamente prolisso e cadenzato… e, ci tengo a precisarlo, faccio parte di quella categoria di lettori che ama le descrizioni e altrettanto perdersi letteralmente tra le quelle stesse righe, ma che almeno questo venga fatto con parsimonia ed oculatezza, altrimenti i rischi di cui sopra sono quanto mai inevitabili!

Non è una stroncatura totale e senza appello quella che sto scrivendo in queste righe.
Ci sono aspetti positivi che non posso che sottolineare.. L’esoterismo, unito al legame tra due continenti così distanti e culture così controverse rappresenta un buon punto di partenza per incuriosire ed affascinare il lettore; così come la figura de L’uomo chiodo  racchiude quel pizzico di mistero che si insinua progressivamente nella mente come un tarlo che si ostina a far rumore, capitolo dopo capitolo. I personaggi sono stati ben evidenziati e resi caratteristici dall'autore, approcciandosi ad ognuno di essi in modo autonomo, indipendente ed originale. Dai protagonisti ai personaggi secondari è resa chiara la volontà dell’autore di realizzare un’opera importante e corale, in grado di affascinare e spingere il lettore al centro esatto della vicenda… se con la sottoscritta ha, almeno in parte, fallito da questo specifico punto di vista, questo non significa che per voi non potrà rivelarsi una piacevole vittoria!

E voi, Lettori, cosa ne pensate? 
Sorprendetemi con i vostri commenti! Magari sarò pronta a ricredermi... oppure no! :)
Cristina

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